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LES NEGRESSES VERTES, "MLAH": l’apologia della convivenza- di Alberto Vangi

“Negri verdi”, così furono bollati, alla fine degli anni ottanta, da un gendarme parigino, i bizzarri musicisti di strada, che dopo di allora, porteranno in giro per il mondo quello che doveva essere un insulto ma che, invece, diverrà uno dei nomi più curiosi ed ironici per una band musicale.

La triste ironia sarà la cifra stilistica del variopinto ensemble parigino, ai ritmi incalzanti e festosi faranno da contraltare testi non sempre allegri, sintomo di un disagio sociale e di una società, quella francese, non più aperta al multiculturalismo come nei tempi passati.

L’istrionico Helo Rota è il mastro concertatore di questa banda caleidoscopica, nata dall’esperienza della strada e alimentata dalle mille culture della società francese; nella musica incalzante dei “negri verdi” convivono armoniosamente l’eredità tzigana con quella autoctona dei chansonniers; gli arabeschi della musica del maghreb si fondono con quelli più frenetici della musica latina.

La musica dei negresses vertes realizza concretamente quel miracolo di convivenza e di scambio, purtroppo abbandonato dalla vita reale, la musica può quello che la realtà sembra negare con i tristi eventi di emarginazione sociale e la conseguente ribellione dei figli degli immigrati (in questi giorni ricorre il terzo anniversario dei tumulti di Parigi).

Le culture ribollono e si dimenano nei ritmi concitati delle composizioni dei negresses vertes, i brani sono un perfetto concentrato di multiculturalismo e convivenza sociale; la strada diviene il palcoscenico ideale per rappresentare questo miracolo dell’accettazione del “diverso”.

Alla fine degli anni ottanta in Francia altri gruppi si avvicinano all’esperienza di Helno e soci, importante è il contributo di band come i Manonegra di Manu Chao, o quello ben più commerciali dei Gipsy Kings, anche se i risultati e i riscontri del pubblico saranno diversi.

Mlah esce nel 1988, dopo un anno di rodaggio della band e dopo che l’immaginifico razzismo di quel gendarme aveva già fornito l’idea per il nome del gruppo; il successo dell’album, almeno in Francia, è enorme.

Il métissage musicale è la diretta conseguenza del métissage culturale dei componenti dei negri verdi, i fiati, le fisarmoniche e lo snobbismo della lingua francese, si rincorrono in ritmi incalzanti e coinvolgenti, si ha la sensazione di consultare un catalogo di viaggi, si passa dalla tradizione gitana a quella araba, nel giro di una strofa e di cambio di ritmo.

Brani come Zobi la mouche o C’est pas la mer a boire riportano alle atmosfere delle strade di Parigi, pullulanti di personaggi bizzarri e fantasiosi, intenti nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, personaggi che ci riportano alle scene dei capolavori di Fellini.

Il successo di Mlah porta Helno e soci a girare il mondo, prima toccano buona parte dei paesi europei, e poi addirittura sbarcano negli Stati Uniti e in Giappone.

Les negresses lavorano di buona lena, nonostante il loro apparente anarchismo, riescono a pubblicare nel 1991 l’interessante album Famille Nombreuse, il quale riscuote il consenso dei fans e dei critici, oramai la band parigina costituisce un punto di riferimento per gli artisti aperti al miscuglio della musica del mondo, capaci di comprendere che le differenze possono costituire una risorsa e un momento di crescita, più che un’occasione di divisione identitaria.

Forse questo è il messaggio nella bottiglia lanciato dai negresses, nel mare magnum della globalizzazione, gli artisti non si arroccano nella loro identità culturale, ma la mettono in correlazione con le altre, per arrivare ad una sintesi il cui risultato non può non rappresentare un momento di crescita e di arricchimento del proprio bagaglio culturale, oltre cha ad una musica di alta qualità.

Se le politiche sociali di chi ci governa fossero ispirate da questa apertura mentale, non sentiremmo parlare di muri che ghettizzano interi quartieri o di classi separate per gli immigrati.

Però anche sui “negri verdi” incombe la tragedia, infatti nel 1996, il capo carismatico Helno Rota muore di overdose, d’allora in poi la storia della band non sarà più la stessa; seguiranno altri lavori di un certo interesse ma che non replicheranno i successi dei primi due album, purtroppo la parabola discendente del gruppo è inesorabilmente iniziata.

Nel 1999 il gruppo pubblicherà Trabendo, considerato l’album della svolta elettronica, il riscontro sarà discreto, anche se la forza espressiva, quasi naif, si è spenta assieme al leader Helno. Questi toni dimessi troveranno espressione nell’album Acousting Clubbing, una rivisitazione unplugged dei più grandi successi dei negresses vertes.

La musica della band parigina in ogni caso costituirà una preziosa eredità per tutti coloro vedono nella globalizzazione un momento di crescita e d’interscambio culturale e non solo di merci e capitali.

E per questo dovremmo essere grati ai negresse vertes e anche a quel poliziotto parigino che li mise fuori la porta di un locale di Parigi, in una notte di vent’anni fa.

LES NEGRESSES VERTES
MLAH

(Warner) 1988

Tracklist:
1. La Valse
2. Zobi La Mouche
3. C'est Pas La Mer A Boire
4. Voila L'Ete
5. Orane
6. La Faim Des Haricots
7. Les Yeux De Ton Pere
8. Il
9. L'Homme Des Marais
10. Les Rablablas Les Roubliblis
11. Marcelle Ratafia
12. La Danse Des Negresses Vertes
13. Hey Maria
14. Le Pere Magloire

Se ti piace ascolta anche: Mano Negra, Manu Chao, Roy Paci & Aretuska

 
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