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Il difficile parto della pillola abortiva Ru486” - di avv. Girolamo Aliberti
Il 19 ottobre scorso, dopo una interminabile serie di ritardi e manovre dilatorie poste in essere dalle autorità competenti, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha pubblicato sulla gazzetta Ufficiale l’autorizzazione all’immissione in commercio della pillola abortiva RU486, dopo ben due anni dall’inizio di un iter amministrativo che, per legge, avrebbe dovuto concludersi in novanta giorni. È il caso di dire che la vicenda di questo farmaco è stata, in Italia, molto travagliata, dato che non si riusciva ad ottenere l’autorizzazione per la messa in commercio e veniva, dunque, sottratta ai medici la possibilità di offrire alle pazienti un trattamento alternativo all’intervento chirurgico per procedere all’interruzione della gravidanza, e alle pazienti la possibilità di scelta tra un trattamento chirurgico e uno meno “invasivo” e sicuro e certamente foriero di minori sofferenze fisiche. La sperimentazione del farmaco è cominciata in Italia nel 2001, all’Ospedale Sant’Anna di Torino non senza sollevare il classico vespaio di polemiche che ogni questione che investe problematiche con risvolti etici si trova ad affrontare; si possono citare, a titolo di esempio e ultima tra tutti la questione della legge sul testamento biologico o quella sulla procreazione medicalmente assistita dove i condizionamenti della Chiesa Cattolica Romana sono sempre in grado di indirizzare le coscienze dei politicanti italiani che, vuoi per convinzione, vuoi più spesso per convenienza sono inclini ad ascoltare queste campane. Nel caso della RU486, si è assistito a qualcosa che ha dei risvolti paradossali. Infatti, per poter giungere all’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco non si deve seguire un iter, come è quello di approvazione di una legge, soggetto al confronto di idee diverse sul piano etico, bensì si tratta solo di applicare la procedura amministrativa del mutuo riconoscimento, prevista dalla normativa europea in materia, che deve durare novanta giorni e che invece è durata più di due anni con ulteriori tentativi di ritardare o impedire il riconoscimento attraverso la costituzione di commissioni di indagine, che avrebbero dovuto indagare sulla effettiva validità del farmaco. Cosa che fa quantomeno riflettere visto che tutte le indagini medico-scientifiche del caso sono da tempo state pubblicate nelle maggiori riviste scientifiche, e che il farmaco è in uso gia da quasi dieci anni negli Stati Uniti e in diversi stati europei le cui autorità regolatrici hanno reso disponibile questo trattamento, perché soddisfava i requisiti di sicurezza previsti dalle leggi vigenti (tra l’altro anche dalle leggi Italiane). Quindi, che cosa queste commissioni dovessero ulteriormente indagare non si sa. Il problema, dunque, non è di natura scientifica o metodologica, ma di natura etica, visto che la somministrazione della pillola abortiva è comunque eseguita con tutte le garanzie e l’assistenza medico-psicologia alla donna previste dalla legge sull’aborto. Ritengo che a nessun individuo debba essere sottratto il diritto all’autodeterminazione e in questo caso il diritto della donna di scegliere di quale metodologia servirsi per interrompere una gravidanza (scelta che già di per se non è facile da prendere). Per come la questione viene posta da coloro che si sono opposti all’introduzione di questo farmaco in Italia, sembra che la donna Italiana che si trova nella condizione di scegliere se ricorrere all’aborto o meno, e di scegliere quale sia il modo per lei migliore per farlo, non sia in grado di capire quale sia il suo vero interesse, e dunque avrebbe bisogno di un aiuto che la protegga da scelte che a monte si sa essere sbagliate; dunque, sarebbe meglio per loro che non ci sia la possibilità di una scelta. Per fortuna non è così, e ora per loro c’è la possibilità di non aggiungere alle sofferenze che comunque una sulla interruzione o meno di una gravidanza porta, anche le sofferenze dovute ad un intervento chirurgico. È solo auspicabile che gli operatori che accompagnano le donne in questo percorso le aiutino a fare una scelta consapevole. Avv. Girolamo Aliberti C.so Mazzini 29, 70033 Corato (BA) studiolegale.aliberti@hotmail.it
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