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IL DIRITTO DEI NONNI DI FREQUENTARE I NIPOTI - a cura di avv. Girolamo Aliberti
Il tema di cui si parlerà questa volta, è uno di quelli che sempre più stanno salendo alla ribalta nei tribunali italiani, soprattutto dopo l’entrata in vigore la L.54/2006 sull’affido condiviso la quale, nel modificare l’art. 155 c.c., ha recepito quello che era ormai divenuto un orientamento pressoché costante della giurisprudenza di merito e di legittimità, tendente a dare una rilevanza sempre maggiore alla figura dei nonni nell’educazione e nella crescita dei propri nipoti. In realtà, l’orientamento tradizionale in materia (prima dell’entrata in vigore della L.54/2006) era concorde nel ritenere che più che un diritto del nonno a frequentare il proprio nipote, si dovesse parlare un diritto del nipote a frequentare i nonni. E questo perché col passare degli anni la concezione stessa della famiglia è andata via via trasformandosi da un concetto di famiglia di tipo patriarcale dove esisteva un pater familias a cui era riconosciuta un’autorità sui propri discendenti, ad una famiglia di tipo nucleare, basata essenzialmente sul rapporto tra genitori e figli, e dal quale, dunque, i nonni erano quasi esclusi. Questo mutamento di carattere essenzialmente sociale si è tramutato, con la riforma del diritto di famiglia del 1975, in un mutamento anche sul piano giuridico. E da sottolineare come anche oggi, si stiano radicando sempre di più nella società moderna, nuovi modelli di aggregazione familiare, con una nuova e progressiva trasformazione dell’idea di famiglia dove i nonni, sempre di più, stanno tornando ad assumere un importante ruolo nella formazione educativa del minore. Di conseguenza, si assiste ad una sempre più frequente rivendicazione dei nonni del loro “diritto” di frequentare i nipoti; “diritto” che, soprattutto se è intervenuta una separazione tra i coniugi, è sempre più difficile esercitare (specialmente nelle separazioni con toni aspramente conflittuali, dove l’ex coniuge e la sua famiglia sono visti come un nemico da distruggere). Conseguenza di questa rivendicazione, è stato un sempre maggior numero di ricorsi al Giudice, per vedersi riconosciuto il diritto di visita. In verità, però, la giurisprudenza si è sempre orientata nel senso che i nonni non potessero vantare un vero e proprio diritto di frequentare i loro nipoti, anche se in molti casi, le richieste dei nonni sono state accolte sulla base del fatto che al fine di conseguire l’obiettiva tutela dell’interesse del minore è importante mantenere un rapporto relazionale ed affettivo tra nonno e nipote, e i genitori non possono, senza valide ragioni, interrompere tale relazione (Cass. 364/96, Cass.9606/98, Cass. 14345/003, C. App. Lecce 10/02, Trib. Min. Roma 28/02/2001, Trib. Min. Messina 28/02/2001, Trib. Min. Napoli 10/12/2001). Quindi, prima della L.54/2006 pur non esistendo una norma che riconosceva e tutelava il diritto di visita dei nonni, si sosteneva tuttavia che mantenere un rapporto con i nonni costituisse un interesse del minore quando tale rapporto contribuisse a dargli una crescita equilibrata. Veniva, dunque, riconosciuto un diritto ai nipoti ad intrattenere relazioni stabili, durature e significative con i propri nonni, e non viceversa. Con la L.54/06 la figura dei nonni ha acquistato maggiore importanza. Il nuovo art. 155c.c. stabilisce, infatti, che “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi […]e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale” . I genitori, quindi, non potranno impedire gli incontri tra nonni e nipoti, a meno che non dimostrino che questi incontri siano pregiudizievoli per l’educazione del minore stesso. In conclusione, i genitori devono dettare le linee guida nell’educazione dei figli, nel quadro generale di una crescita equilibrata del minore, anche se i coniugi stanno intentando una separazione personale; in questo quadro, sempre più spesso, non si può prescindere dal ruolo dei nonni che sempre più nelle famiglie moderne, dove la donna è sempre più impegnata nel proprio lavoro, assumono un ruolo di primo piano nell’educazione dei minori.
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