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Itinerari Turistici
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1° Tappa: Palazzo
di Città |
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L’itinerario ha inizio dal
PALAZZO DI CITTÀ, ex convento
francescano di San Cataldo. È stato fatto edificare nel 1506 dai Minori Osservanti
accanto ad una preesistente chiesa dello stesso nome che sorgeva sul luogo di una
miracolosa apparizione del santo avvenuta nel 1483 all’epoca di una tragica
pestilenza. Adibito a sede del Municipio nel 1887, l’ex convento è
stato restaurato nel 1968.
Nel chiostro, caratterizzato da archi ogivali tardo gotici, sono conservate alcune
pietre miliari che si trovavano ai
lati della via Traiana.
Realizzata per volontà dell’ imperatore Traiano nel 109 d.C.., questa
importante strada romana collegò più agevolmente Benevento con Brindisi.
Sulle pietre miliari è indicato il nome dell’imperatore che aveva fatto
costruire la strada, e la distanza dal punto d’inizio della strada stessa.
Il territorio di Corato, dunque, era attraversato dalla via Traiana che, dopo aver
oltrepassato la contrada del Quadrone, si dirigeva verso la contrada di lago Martino
e la zona di Santa Lucia, per volgersi poi verso Ruvo.
Al primo piano del Palazzo di Città, accanto alla Sala Consiliare, si può
osservare la Madonna del Latte, scultura datata al 1540 e attribuita a Paolo da
Cassano, proveniente probabilmente dalla cappella destra della Chiesa Matrice, e
il medaglione in pietra raffigurante uno dei fratelli De Franza, proprietari del
palazzo ducale che sorgeva in Piazza di Vagno, abbattuto poi nel 1922.
In sala Giunta è collocato l’affresco raffigurante la Deposizione,
opera di chiara influenza ferrarese attribuibile alla fine del 1400 o ai primi decenni
del 1500.
Alle spalle del Comune si erge il Teatro Comunale
inaugurato nel 1874.
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2° Tappa: Chiesa
Matrice |
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Proseguendo lungo via Duomo, si incontra
la CHIESA
MATRICE che sorge sulle rovine di
un tempietto pagano.
Eretta nel XIII sec., è stata in parte trasformata nella sua architettura
originaria, come si desume dalla facciata. Infatti, sia i due ovoli che si aprono
sul portale che il timpano, sono in tufo piuttosto che in pietra. Questo rifacimento
risale al 1863, quando fu innalzata la navata centrale per creare maggiore luminosità
all’interno. In seguito ai lavori eseguiti dalla fine del 1800 alla metà
del 1900, la Chiesa Matrice ha assunto il volto attuale. Integralmente conservato
è il portale, nella cui lunetta è rappresentato Cristo al centro tra
la Madonna e S. Pietro. Il campanile, tipicamente trecentesco, è una torre
quadrata divisa in quattro piani con bifore e trifore.
All’interno, la chiesa presenta una pianta regolare con navata centrale che
ha copertura a capriate, e due navate laterali con volta a botte, in fondo alle
quali vi sono due cappelle absidate: dalla cappella destra, dedicata alla Madonna
del Carmine, proviene la Madonna del Latte conservata nel Comune.
Nella navata sinistra si può osservare l’affresco della Madonna di
Costantinopoli, meglio noto come Z.T., dalle iniziali dell’autore attivo in
terra di Bari tra il 1500 e il 1539.
Nello scomparto centrale è rappresentata la Madonna con Bambino, alle cui
spalle si nota uno spazio occupato da una tenda e da un paesaggio nordico. Negli
scomparti laterali, due santi in piedi, di cui uno con paramenti da vescovo. Nella
lunetta superiore è rappresentata la Trinità: Dio in trono regge la
croce su cui è poggiata la colomba dello Spirito Santo. Nei terminali del
Braccio orizzontale della croce sono raffigurati S. Pietro e San Paolo.
Nella chiesa si custodiscono le reliquie e la statua in argento di san Cataldo,
protettore della città. |
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3° Tappa: Palazzo
Gentile |
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Alle spalle della Chiesa Matrice,
su via Gentile, si può notare PALAZZO GENTILE
appartenuto alla famiglia dei Griffi, come è confermato dallo stemma rappresentante
un grifo e che reca la data del 1559. Dal portale, tipicamente rinascimentale, si
accede in un atrio sul quale si affaccia una loggia che prende luce dal cortile. |
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4° Tappa: Palazzo
Catalano |
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Lungo via Roma si affaccia
PALAZZO CATALANO, così detto dal nome
del fondatore, Antonius Catalanus, di professione fabbro, che lo eresse nel 1598
come si legge nell’iscrizione parzialmente visibile al di sopra del secondo
piano.
Interessante è la decorazione scultorea dello spigolo consistente in mascheroni
con occhi sbarrati e bocca aperta, putti e busti. Sulla cornice marcapiano il fregio
rappresenta una movimentata scena di caccia di gusto spiccatamente popolare.
Via Roma sfocia in piazza Sedile, un tempo adibita a foro cittadino (‘u segg).
La piazza era retrostante il castello, che sorgeva dove attualmente è Palazzo
Gioia, eretto nel 1800.
Si esce poi in Piazza Plebiscito dove si innalza la statua bronzea di Matteo
Renato Imbriani, politico insigne che si è battuto per la realizzazione
dell’acquedotto Pugliese. |
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5° Tappa: Palazzo
De Mattis |
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Proseguendo su via Roma si può
ammirare PALAZZO DE MATTIS, detto
in dialetto ‘u palazz de re pète pezzute per il tipico bugnato a punta
di diamante che riveste il piano nobile e che inquadra il maestoso portale. La costruzione
è di chiara influenza ferrarese: inevitabile il confronto con il Palazzo
dei Diamanti di Ferrara; il che non è casuale considerato il dominio politico
esercitato da Lucrezia Borgia che, divenuta duchessa di Ferrara, si occupò
del ducato di Quadrata e Biselli (di Corato e Bisceglie). Il Palazzo de Mattis,
eretto nel 1579, è appartenuto alla famiglia dei Patroni Griffi, come si
desume dallo stemma ad angolo. |
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5° Tappa: Arco
di S. Michele, Palazzo Nuovo e la Chiesa del Monte di Pietà |
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Percorrendo sempre via Roma, dopo
aver oltrepassato L’ARCO DI SAN MICHELE,
uno degli innumerevoli archi che si incontrano nel centro storico, si giunge in
piazza di Vagno dove si possono osservare altre testimonianze rinascimentali come
l’elegante balconcino in pietra, e, su via Monte di Pietà, il portale
inquadrato da una cornice decorata con rosette, mentre negli stipiti vi sono elementi
floreali e coppie di delfini.
In questa piazza sorgeva PALAZZO NUOVO E LA CHIESA DEL
MONTE DI PIETÀ, abbattuti entrambi nel 1922 per l’innalzamento
della falda freatica.
La vicenda di questo immane disastro ha ispirato il noto poeta dialettale coratino
Cataldo Mastromauro che, nell’ottobre del 1922 ha pubblicato una canzone popolare
nella quale rievoca, con tono ironico, il tragico evento …ma la dì
du primo maggie/mentr’ a la chiazz si vennaje u firmaggie/s’avjie spinzate
u sottosuol/scuffuò la case ‘o Polvaiuole…
Le rare foto dell’epoca mostrano un palazzo a tre piani, rivestito da bugnato
a punta di diamante, il cui portale fu smontato in occasione della demolizione del
palazzo. Rimane un medaglione conservato al Comune.
Il palazzo, il cui proprietario era il vinaio Giuseppe Nuovo soprannominato il polvaiolo,
era chiamato Palazzo Nuovo, Palazzo De Franza, dal nome dei proprietari, ma anche
dei senza coppola in quanto nel portone trovavano rifugio i poveri del paese.
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6° Tappa: Chiesa
di S. Benedetto |
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Proseguendo su via Monte di Pietà,
si giunge in via san Benedetto dove sorge la chiesa omonima eretta accanto ad una
delle principali porte della città, Porta Vecchia, denominata poi delle monache
vecchie proprio perché, annessa alla CHIESA DI
SAN BENEDETTO, sorgeva il Monastero della SS. Annunziata dove
risiedevano le suore della congregazione Celestina delle Benedettine. |
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