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La Storia di Corato
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Le origini della città
Al di là delle suggestive
leggende e racconti popolari sulle origini della nostra città, fonti più
accreditate indicano che nell’Alto Medio Evo, precedente il 1000, nel territorio
delle antichissime Canusium e Rubi si era costituita una contrada
costellata da piccoli insediamenti rurali e da casali.
Documenti storici fanno ipotizzare che nel luogo dove poi sorse Corato, si trovasse
una “mansio budae”. Il termine Buda (da cui il
genitivo budae) è assolutamente oscuro: potrebbe essere il nome
della contrada agricola locale o il nome del proprietario della stazione di cavalli
(mansio) e di una delle osterie che rifocillavano i viaggiatori di cui Orazio scrive
nelle satire V, descrivendo il suo viaggio da Roma a Brindisi.
Tra le ipotesi più credibili, è proprio il territorio circostante
la mansio budae, ad essere chiamato in età bizantina, Coretum
(dal greco chore= territorio e in senso più ristretto villaggio,
borgo) a indicare il più importante casale all’interno della contrada
abitata.
Tuttavia, la fondazione di Coretum si attesta nel 1046,
come documentato all’interno del poema epico-storico del maggiore cantore
delle gesta dei Normanni, Guglielmo Appulo, “De rebus normannorum” o
“Res gestae Roberti Viscardi”:
“Pietro fondò Andria, e poi fabbricò Corato,
Bisceglie, Barletta edificò sulla riva del mare.
Ad essere precisi però, non si tratta di una vera fondazione. Il borgo casale
Coretum è infatti sorto molto prima del 1046.
Più verosimilmente, nel poema viene fatto riferimento alla costruzione ad
opera di Pietro il Normanno (fratello del conte Drogone, dominatore di Trani e di
Venosa) delle mura che cingevano il territorio dove abitava la popolazione rurale.
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Guerriero Normanno |
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Ma è proprio con la
costruzione delle mura che ha inizio la storia di Corato.
Una storia forse minore, ma non priva di onore. Una storia costellata da lotte,
miserie, epidemie ma anche di momenti di benessere e tranquillità: Coretum
infatti, ha goduto degli influssi positivi del porto di Trani, importante crocevia
di navi provenienti da Venezia ma soprattutto dall’impero bizantino.
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Nel
frattempo in Europa e in Italia...
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Intorno all’anno Mille la diminuzione
delle guerre e la fine delle invasioni degli Ungari e degli Slavi contribuirono
a ridurre la mortalità e le epidemie, che avevano provocato veri stragi tra
le popolazioni europee.
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Tra l’800 e il
1200 nasceva e si affermava la società feudale, retta, nella sostanza,
su di una netta separazione tra i dominatori, i signori, e la massa dei contadini
sottoposti, costretti a lavorare e a consegnare gran parte dei loro prodotti e coloro
che detenevano il potere.
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Tra il 950 e il 1100, i Normanni (gli uomini
del Nord, detti anche vichinghi) si stabilirono in Francia, Inghilterra e, sotto
la guida di Roberto il Guiscardo, in Italia meridionale.
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Nelle campagne europee ci fu una generale ripresa dell’attività
agricola con grandi opere di dissossamento dei terreni. Questa ripresa è
stata definita dagli storici Rivoluzione agraria dell’anno Mille,
in seguito alla quale ci fu un aumento considerevole della popolazione europea.
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A partire dal 1080 nell’Italia centro-settentrionale
cominciò a comparire una nuova forma di organizzazione sociale: il Comune.
Il mercante e il banchiere furono il simbolo della civiltà comunale. Nascono
le prime Università.
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Nell’epoca comunale si svilupparono due nuovi stili
architettonici: il romanico e il gotico.
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Alcune città italiane – Amalfi, Pisa,
Genova, Venezia – furono le protagoniste delle prime imprese e dei
primi traffici su lunghe distanze, tra Europa e Oriente.
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Nel 1095 il papa Urbano II rivolgeva a tutti
gli uomini cristiani e lanciava l’idea di una spedizione armata – La
Crociata – verso la Terrasanta, per liberare il sepolcro di Cristo.
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Nel 1076 si accese una violentissima lotta
tra l’imperatore Enrico IV di Germania e il Papa Gregorio VII, ricordata come
lotta per le investiture e conclusasi con il Concordato
di Worms del 1122, un accordo di compromesso con cui l’imperatore Enrico V
e il pontefice Callisto II stabilivano che l’investitura religiosa del vescovo
spettava al papa, quella feudale all’imperatore.
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